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mercredi 18 juillet 2012

L'AMORE NELL'ASCOLTO



CRISTIANI  PERCHÉ  ASCOLTATORI 


Se uno ama, ascolta e se uno ascolta e ama, necessariamente cerca di far piacere alla persona amata. E' l’amore che nutriamo per una persona, ciò che rende questa persona ienteressante per noi; è l’amore che ci spinge a dare peso, valore, importanza alle sue parole. Quando si ama , tutto ciò che dice la persona amata ci interessa, ci colpisce, ci fa vibrare, ci piace , ci affascina, ci fa vivere…quando si ama, non ci si stanca mai d’ascoltare la persona che amiamo, …chiedete ai genitori che hanno dei figli innamorati, quante ore passano al telefono !!! ….è cosi! Solo se esiste un rapporto d'affetto, di simpatia, di stima, d’ammirazione, diventiamo recettivi alle parole che l’altro ci rivolge.

Se l’altro però ci è indifferente, allora anche le sue parole ci sono indifferenti. Se poi l’altro è una persona che non riusciamo a mandar giù o, peggio ancora, che detestiamo, allora è quasi certo che rigettiamo quasi tutto di ciò che può dire e troviamo sempre il modo di demolire o di criticare le sue parole. È stato l’atteggiamento dei capi religiosi nei confronti di Gesù  rifiuto, opposizione, antagonismo e ostilità.

Siccome è attraverso la Parola che noi entriamo in relazione, ci comunichiamo, ci riveliamo e ci diamo agli altri, ascoltando e accogliendo la parola del nostro interlocutore, è tutta la sua persona che noi facciamo entrare nella nostra vita. Nell’ascolto, noi le spalanchiamo le porte del nostro cuore e della nostra mente, affinchè il nostro essere entri in comunione e si confonda con il suo. Nell’ascolto dell’altro, io mi impadronisco di tutto ciò che l’altro mi comunica e mi dà di sè stesso. Grazie alla sua parola, mi li riempio di lui, mi arriscisco di lui … Sicchè, attraverso l’ascolto della persona che amiamo, noi introduciamo in noi la sua anima, il suo spirito, il suo cuore; diventiando una sola mente, un solo cuore, un solo spirito con essa.

Ora, ascoltare Gesù significa ascoltare Dio, perchè la Parola che egli ci rivolge non è sua, ma del Padre.. Accogliere nella nostra vita la Parola di Gesù equivale a fare entrare Dio nella nostra vita, questo Dio che Gesù chiama Padre suo e Padre nostro («Salgo al Padre mio e al Padre vostro, Dio mio e Dio vostro»). Padre. Aver in noi lo Spirito di Gesù equivale dunque ad aver in noi lo Spirito di Dio. Infatti lo Spirito che Gesù ci trasmette è in realtà lo Spirito di Dio del quale egli si è nutrito tutta la sua vita . Essere uniti a Gesù, significa essere uniti a Dio e al suo Spirito. Ecco perchè nel vangelo di oggi Gesù dice: «‘Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» .

Se noi siamo uniti a Dio e se noi abbiamo il suo spirito ( perchè abbiamo accolto la Parola di Gesù), questo spirito, ci dice Gesù, sarà il nostro Paraclito.  Paraclito” è una parola che viene dal greco e che significa colui che sta vicino per difendere, proteggere, sostenere, guidare, illuminare, insegnare, fare capire meglio. Il Paraclito è lo spirito di Dio che abbiamo ricevuto da Gesù e che diventa ora la nostra guida, il nostro maestro. Quando Gesù era fisicamente presente fra i suoi discepoli, era lui il loro maestro e la loro guida. Ma adesso che non è più fisicamente presente, egli continua ad essere il nostro maestro e la nostra guida, ma attraverso lo spirito che ci ha lasciato e che è venuto ad abitare in noi attraverso l’ascolto della sua parola. Ecco perchè Gesù diceva che era necessario che lui partisse (morisse) perchè noi ricevessimo il suo spirito, cioè perchè il suo Spirito potesse prendere posto nella nostra vita. Ecco perchè nel vangelo Gesù dice che questo Spirito continuerà ad istruirci come lui faceva quando era in mezzo a noi e continuerà a ricordarci le esigenze d’essere suoi discepoli :« lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Lasciandoci il suo Spirito, Gesù ci lascia anche il segreto o piuttosto la sorgente, il motivo della nostra pace. Se noi possediamo veramente lo Spirito di Gesù, siamo necessariament in pace con Dio, con noi stessi e con gli altri.

Con Dio: perchè ci sentiamo amati e voluti da lui e dunque non ne abbiamo più paura. Siamo in pace con noi stessi, perchè, possendo lo Spirito di Dio, guardiamo a noi e alla nostra vita con gli occhi di Dio. E siccome Dio è un essere che accoglie, tollera, usa pazienza, capisce, scusa, perdona e ama sempre, anche noi abbiamo uno sguardo più indulgente, più benevolo, più comprensivo nei nostri confronti ...ci scusiamo, ci perdoniamo, capiamo che non siamo perfetti e che non dobbiamo neppure essere perfetti per essere accolti da Dio e così ci accettiamo come siamo, senza agoscia, senza rimpianti, senza rammarichi, senza troppi rimorsi, senza troppi sensi di colpa, ma facendo fiducia a Dio che, nel suo amore, ci salverà lo stesso con e nonostante i nostri difetti e le nostre colpe. E questo sentirci accolti e accettati da Dio, malgrado le nostre carenze ed i nostri limiti ci riempie gioia, di serenità e di pace.

E quando ci sentiamo in pace con Dio e con noi stessi, diventiamo magnifici strumenti di pace intorno a noi. Il discepolo di Gesù è essenzialmente una persona che possiede la pace, al punto che la pace diventa la sua caratteristica ed il suo segno distintivo. Infatti insieme al suo Spirito, essa è il regalo più bello che Gesù risorto ci abbia lasciato .

MB

lundi 16 juillet 2012

SCOMMETTERE SULLA FIDUCIA


"Guardate i fiori del campo…."


E' veramente impressionante la corsa affannosa dell'uomo alla ricerca di sicurezza. È innegabile che la sicurezza sia un grande bene, ma anche una difficile conquista.

Cerchiamo sicurezza nel lavoro; sicurezza economica; sicurezza e stabilità nei rapporti, nelle relazioni, nell’amicizia, nell’amore; scurezza e stabilità nella salute, nella forma fisica, nell’accesso ai medici, alle medicine, alle cure, a termini ragionevoli di attese per gli interventi chururgici…

Le donne vivono generalmente meno al sicuro degli uomini. Sono maggiormente esposte al pericolo, specialmente se sono giovani e carine. Pericolo di farsi seguire, di farsi molestare, importunare, aggredire...violare …

Per tutti , più passano gli anni, più si diventa anziani e più è difficile questa sicurezza : si è più esposti a farsi imbrogliare, a farsi aggredire, a farsi rubare, a perdere la salute, ecc.
Per difendere e garantire la nostra sicurezza, ci barrichiamo nelle case, applichiamo  porte di acciaio, installiamo sistemi sofisticati d'allarme; chi è famoso, potente e ricco si circonda di gardie del corpo...

Abbiamo paura di tutti, diffidiamo di tutti, non ci fidamo di nessuno, specie se è sconosciuto, straniero, di un‘altra cultura o religione ...
Insegnamo ai nostri bambini a non fidarsi di nessuno, a non salutare, a non rispondere, a non guardare , a non seguire, a non accettare nulla dagli sconosciuti . Lo conosciuto è considerato un potenziale nemico e un possibile aggressore.

Così viviamo nella paura, nell’ansietà, nella diffidenza e si perde la fiducia, la pace e la tranquillità. E tutto questo perchè ? Perchè, purtroppo, abbiamo fatto l’esperienza della cattiveria e della malvagità che esistono nel mondo e nella società intorno a noi. Non viviamo in pace a causa della presenza del male vicino a noi. Perchè purtroppo esiste tanta gente che ha perso di vista ogni trascendenza, che non ha nessuna ambizione spirituale, che vive centrata sul suo ombelico, preoccupata esclusivamente dai propri interessi ed dal proprio tornaconto e che non gliene importa proprio niente nè di Dio, nè del bene comune, nè del prossimo. Sono questo tipo di persone che fanno del mondo un luogo duro, difficile e inospitale …

Nel vangelo Gesù ci dice : «  Avete mai immaginato come sarebbe fantatistico un mondo, una società in cui ognuno potesse fidarsi dell’altro ? Che paradiso di pace , di serenità e di sicurezza sarebbe una società , un ambiente, un quartiere, una comunità dove tutti sono talmente buoni, integri ed onesti da non esserci più nessuno motivo per essere diffidenti e per adottare atteggiamenti di difesa?….Che bello sarebbe il mondo se fosse possible fidarsi di tutti , perchè siamo sicuri che tutti sono buoni ed onesti , essendo figli di Dio? »
Più diventerete figli di Dio, ci dice Gesù, più diventerete affidabili ; e di conseguenza più il mondo sarà un luogo piacevole da viverci...Allora, incominciate con l’aver fiducia in Dio. Se esiste un Essere buono, è proprio lui Lui ! Ci vuole bene come un papà ed una mamma vogliono bene ai loro figli. Non vi affannate nella vostra vita di quello che mangerete o berrete…guardate i fiori del campo ... gli uccelli dell'aria ...che meraviglia  !!! Non filano, non mietono ...eppure che belli, che felici che sono ..." 

Lo scopo di queste parole di Gesù che ci invitano ad abbandonarci nelle braccia di un Dio, Padre buono e provvidente, è di spingerci ad aumentare in noi l‘atteggiamento della fiducia ; fiducia nella bontà di Dio, ma sopratutto fiducia nella bontà del nostro prossimo.

Certo, far fiducia a volte ci gioca dei brutti scherzi. Certo, a volte siamo delusi della fiducia che poniano in certe persone. Certo, talvolta si incontrano persone che non sono degne di fiducia… Gesù,però, vuole farci capire che il mondo non si megliorerà ricorrendo sistematicamente alla diffidenza, al sospetto, al timore. Nessuno infatti - ci dice Gesù- è poi così cattivo, così corrotto, così marcio, da non meritare un minimo di fiducia o una seconda oppurtunità. Di fatto, più noi prendiamo il rischio di far fiducia e più daremo all’altro la possibilità di diventare migliore e di sforzarsi per essere all’altezza della fiducia riposta in lui. La fiducia è il solo modo di dire a una persona che crediamo nella sua bontà profonda . È il solo modo di far capire a un individuo che ha un valore e che merita tutta la nostra stima , la nostra ammirazione ed il nostro rispetto.Gesù ci vuol far capire che, tutto sommato, il mondo guadagna molto a scommettre sulla fiducia che sulla diffidenza .


MB

JE ME SUIS RÉCONCILIÉ AVEC DIEU


"Je vais vous préparer une place"

 Du chapitre treize au chapitre seize de l'évangile selon Jean, l'auteur attribue à Jésus, quelques jours avant son exécution, un long entretien avec ses amis les plus proches. Ce colloque, appelé aussi le testament spirituel de Jésus, est d’une beauté et d’une profondeur extraordinaire. Jésus épanche son cœur, laisse libre cours à ses sentiments et il nous permet d’avoir un aperçu de son âme et de la profondeur de son intimité avec Dieu, son père, et avec ses amis. Au début du chapitre quatorze, Jésus partage avec ses disciples le pressentiment qu’il a de sa fin imminente et cherche à les réconforter. Il les assure qu’il ne les abandonnera pas, mais qu’il ira leur préparer une place dans la maison de son Père. Nous trouvons dans ces paroles du Maître la plus claire formulation de sa foi en une vie après la mort. Jésus a la ferme conviction que sa mort n’est pas la fin de tout, mais le commencement de tout. Et que son passage à travers l’épreuve de la mort ne fera que le propulser dans une vie éternelle avec Dieu et que ce passage est la destinée de tous ceux et celles qui meurent.  "Chacun de vous a déjà une place réservée dans la maison de mon Père," dit-il affectueusement à ses disciples.

Ce texte de l’évangile de Jean est un de mes préférés. Je lui dois beaucoup. Disons qu’il a contribué à me réconcilier avec Dieu. Dans ma vie il fut un temps où j’ai eu beaucoup peur de Dieu et donc de la mort. Non pas peur de la mort en tant que telle, mais de ce qui venait après. Dans ma jeunesse j’ai reçu une éducation religieuse stricte et très moralisante. On m’avait présenté Dieu comme un être qui ne plaisantait pas avec les principes de la morale catholique: exigeant, rigide, inflexible; qui n’aimait pas les ouvertures d’esprit trop modernes et qui ne se gênait pas à punir ceux qui s’éloignaient du droit chemin défini et tracé par une multitude de dogmes, de normes et d’interdits. Je m’étais rendu compte qu’il ne fallait pas grande chose pour mériter d’aller brûler dans le feu du purgatoire ou éternellement dans les supplices de l’enfer : une imprécation, un gros mot considéré blasphème, de la viande mangée un vendredi saint, une messe du dimanche sautée, une communion faite sans être en "état de grâce", un bref plaisir en solitaire ou un rapport conjugal protégé…. et ça y est… tu étais un candidat assuré aux peines éternelles …

Heureusement qu’un jour j’ai connu Jésus de Nazareth... C’est lui qui m’a libéré de mes peurs et de mes angoisses…. Après avoir fait la rencontre de sa personne et de sa son enseignement, Dieu m’est apparu sous une toute autre lumière…. Jésus m’a fait comprendre la vrai nature de Dieu, si Dieu y est! Un être d’amour et de tendresse (combien différent du monstre sadique de mon catéchisme!); un père et une mère qui veux seulement et toujours le bonheur de ses enfants. Un Dieu qui préfère souffrir plutôt que faire souffrir; qui choisit de donner sa vie, plutôt que de prendre ou détruire celle des autres. Depuis ma découverte de Jésus, je n’ai plus aucun doute maintenant sur la nature de ma condition après ma mort. Je suis convaincu que si Dieu existe, ce Dieu n’est qu’amour qui cherche à se communiquer et qui viendra me remplir de lui-même lorsque, en passant à travers le creuset de la mort, je ferai fondre la carapace de mon corps, mon esprit sera totalement ouvert et disponible à la douceur de son étreinte. «Je m’en vais vous préparer une place, je reviendrai vous prendre avec moi; parce que là où je suis vous y serez aussi » … Ces paroles de Jésus me rassurent quelque peu  sur mon sort éternel. Je me sens maintenant plus serein et en paix devant le mystère de la mort.

Jésus m’a appris que mourir ce n'est pas finir, c'est continuer autrement. Un être humain qui s'éteint, ce n'est pas un mortel qui finit, c'est un immortel qui commence. La tombe est un berceau. Et le dernier soir de notre vie temporelle est le premier matin de notre éternité. "Ô mort si fraîche, disait Bernanos, ô seul matin!". Car la mort, ce n'est pas une chute dans le noir, c'est une montée dans la lumière. Quand on a la vie, ce ne peut être que pour toujours.
Mourir, au fond, c'est peut-être aussi beau que naître. Est-ce que le soleil couchant n'est pas aussi beau que le soleil levant? Un bateau qui arrive à bon port, n'est-ce pas un heureux événement? Et si naître n'est qu'une manière douloureuse d'accéder au bonheur de la vie, pourquoi mourir ne serait-il pas qu'une façon douloureuse de devenir heureux? (Doris Lussier, La mort vivante)
Ce qui me préoccupe maintenant ce n’est pas ce qui se passera après mon départ, mais comment je vivrai ma mort. Dans la peine ? Dans l’angoisse? Dans la révolte? Dans le regret? Ou bien dans l’abandon et dans la paix ? Je ne sais pas avec quelles pensées et quels sentiments je quitterai ce monde. Mais s’il est vrai que l’on meurt comme on a vécu, alors je pense que je vais mourir dans la confiance. Mais je sais aussi que j‘aurais beaucoup de peine à quitter les personnes que j’ai aimées, et que je m’en voudrais de ne laisser aucune trace de mon passage. Je voudrais les quitter en sachant que j’ai contribué à les rendre meilleures. J’aimerais pouvoir affirmer que le mal que j’ai fait au cours de ma vie a toujours été plus le résultat de ma faiblesse que le fruit de ma méchanceté. J’aimerais pouvoir affirmer que, dans ma vie, le poids de l’amour l’a toujours emporté sur celui de la haine; que l’attrait du don et de la bonté a toujours été plus fort que celui de l’égoïsme et de l’insensibilité. J’aimerais pouvoir dire que, malgré mes fautes, mes chutes et mes faiblesses, j’ai toujours cherché à me relever et que je ne me suis jamais complu dans le vice et la vulgarité. Que dans ma vie j’ai toujours donné plus de place à la magnanimité du pardon qu’à la mesquinerie du ressentiment et de la vengeance. Et que je me suis plus préoccupé d’être que d’avoir.
Mais surtout j’aimerais pouvoir dire d’avoir vécu en personne libre: libéré, grâce à l’évangile de Jésus, de toute forme d’asservissement humain, social et institutionnel, guidé uniquement par la lumière de sa parole et de son Esprit. J’aimerais que ceux et celles qui m‘ont vu passer à travers leur vie, puissent dire après ma mort: "Il était  bon . Nous étions bien en sa compagnie. Il nous a rendus meilleurs. Il a su aimer …Il nous a bien parlé de Jésus; il est sans doute avec son  Dieu… "

 MB 

dimanche 15 juillet 2012

LES FOUS SONT PARTOUT



RESTONS  HUMAINS !

La parole de Jésus de Nazareth nous aide à grandir en sagesse et en humanité. En voulez-vous un exemple? Le voilà!  Jésus met en garde contre la perte d'humanité et l’aveuglement qu’un attachement  exagéré à l’argent peut engendrer dans la vie d'une personne. "Tu es fou-dit-il au riche qui construit de nouveaux entrepôts  pour y accumuler ses récoltes- demain on demandera ta vie et que feras-tu des biens que tu as amassés? "Trop d’argent fait perdre la tête. Trop d’argent peut gonfler notre ego à tel point qu’il nous fait perdre le contact non seulement avec la vie réelle, mais aussi avec les limites de notre humanité. Trop d’argent peut amener à assumer des comportements et des attitudes non pas seulement excentriques et extravagantes, mais aussi totalement dépourvus de raison, de mesure et de bon sens. Trop d’argent c’est une drogue forte, comme le crack et la cocaïne… à grosses doses vous y perdez la tête! Comment qualifierez-vousl’attitude mentale du cheikh qui se fait construire un bol de toilette en or massif, afin que ses nobles excréments tombent dans un récipient précieux ?…. Ou le magnat indien qui fait installer des pare-chocs en platine sur sa Ferrari de luxe, qui a déjà un volant  incrusté de diamants? Ou l’actrice qui décore le cou de son chat avec un collier de saphirs? Ou ce prince de la famille royale de Dubaï, qui pour souligner l’anniversaire de sa fille en vacance sur les piste de skis de Saint-Moritz (Suisse) fait venir cinq chameaux d’un zoo d’Allemagne pour que la jeune princesse puisse se promener sur le dos du camélidé la veille de Noel dans le rue de la petite ville, le tout arrosé avec du champagne à 1500 $ la bouteille?… Ou ce dentiste britannique qui achète le dentier de Churchill au prix de 25000$ ? 

J’ai appris  qu’il y a des salons et des expositions pour millionnaires. De la Foire des millionnaires à Munich, au Salon des millionnaires à Moscou, en passant par le Luxe Pack à Monaco, l'exposition Luxury Please à Vienne et le Salon de l'immobilier de prestige à Paris. Au hasard des stands, les riches peuvent s'offrir un sac à main incrusté de 2182 diamants d'une valeur de 2 millions de dollars, une voiture recouverte de cristaux Swarovski, des coussins sertis de pierres précieuses (300 000 euros l'unité), de somptueuses propriétés à 20 millions d'euros, ou encore des truffes Alba à 50 000 euros l’unité ….

Quand je m’arrête à réfléchir sur tout cela, je reste perplexe et je m'interroge sur la qualité d'humanité de ces gens. Voilà des personnes qui sont, sans doute, très futées; qui sont peut être des as de l’administration; qui ont certainement  la bosse des affaires; qui sont peut-être des génies de l’économie et de la gérance… mais qui manquent, d'après moi, d'authentique intelligence; qui sont éblouies par le pouvoir que leur donne la richesse, de sorte qu’ils sont incapables de penser comme des êtres  normaux. L’argent a gâché la qualité de leur humanité. On dirait que, à cause de la grande quantité d’argent qu’ils possèdent et du pouvoir que cela leur donne, ils ne se sentent plus partie de cette humanité que nous avons en commun  et,  par conséquent, ils se désolidarisent d’avec le reste de l’humanité. Dans leur « folie », ils se perçoivent comme des êtres à part, au-dessus, au-delà de la condition humaine, de sorte qu’ils assument, sans s’en rendre compte, les attitudes du surhomme, de puissantes divinités qui ne sont pas assujetties aux contraintes et aux conditions imposées par les limites de la faiblesse, de la précarité et de la pauvreté humaine. Eux, ils se sentent comme des dieux, et se comportent comme tels. L’aveuglement dont ils sont victime, à cause de la focalisation exclusive de leur attention et de leurs intérêts sur l’argent et le pouvoir, les empêchent de se rendre compte que la mégalomanie qu’ils manifestent, est une forme de pathologie psychique qui leur fait perdre le contact avec la réalité et qui constitue le symptôme typique de l'aliénation et donc de la folie.

Jésus avait donc raison de dire que trop d’argent rend fou, car il coupe la personne de la communion et de la solidarité humaine. Le riche est aveuglé par son propre brillance, son lustre, son luxe, son pouvoir; il ne voit que son éclat et plus rien d’autre. Il n’y a que lui au monde et tous les autres sont à ses pieds. Cela explique pourquoi ces riches  peuvent faire de telles dépenses exorbitantes et insensées dans un monde où la  détresse et les  besoins sont partout. Trop d’argent obnubile, déshumanise et donc désolidarise. On n'est plus  vraiment  humain et sain d'esprit si l'on est capables de  décider et d'accepter une dépense de trois millions de dollards pour se faire construire un bol de toilette en or massif, quand cette somme aurait été plus que suffisante pour finir avec le paludisme ou la tuberculose dans un état africain comme le Zambie ou le Kenya.

Quel triste sort ! Ils pensent être riches et fortunés, et ils sont, en réalité, les plus misérables et les plus déchus des êtres humains!

Nous pouvons alors comprendre l’urgence et la vérité de l’exhortation que le Maître de Nazareth lance, même si le ton  paraît un peu drastique: " Vous, les riches, vendez  ce que vous avez… donnez-le en aumône… Faites- vous un trésor ailleurs… là où votre richesse sera assurée… Restez en tenue de service. Mettez vos biens au service des autres. Le jour viendra inévitablement où vous devez rendre des comptes… Le Seigneur a déposé entre vos mains de grandes possibilités et des énormes moyens pour faire du bien et pour être en ce monde des instruments de bonheur et de salut …qu’en avez vous fait ?"

S’il a une chose qui est certaine, c'est que jamais le disciple de Jésus peut adopter une telle attitude et un tel comportement face à l’argent, sans renier son Maitre. Jamais il ne sera permis au disciple du Nazaréen de se faire intoxiquer par l’argent et l’attachement à l’argent. Jamais il ne lui sera permis de transformer l’argent en un Dieu et de lui rendre un culte exclusif. Jésus est avant tou un maître d'humanité et  le chrétien est un veilleur qui attend son bonheur et son salut de la venue de Dieu dans sa vie et non pas de la quantité d’argent qui rentre dans son compte bancaire.

MB

dimanche 8 juillet 2012

UN BAUME QUI PEUT FAIRE DU BIEN


 UNE  LUEUR D'ESPÉRANCE POUR LES MEURTRIS DE LA VIE



 Jésus, après l’arrestation de Jean le Baptiseur, part vers la Galilée, au Nord de la Palestine, dont on dit qu’elle est le carrefour des nations. Ses habitants sont des gens qui vivent en marge de la culture juive. Ils sont majoritairement des gentils, des païens. Ils ne connaissent donc pas les Écritures  juives avec les promesses et les prophéties qui parlent d’un futur  Messie libérateur et  sauveur. Ils ne sont pas les destinataires de ces promesses; ils ne sont pas appelés à recevoir le Messie. Et pourtant c’est au milieu d’eux que Jésus s’installe lorsqu’il choisit la ville de Capharnaüm comme son lieu de résidence. Capharnaüm est une ville située  sur le bord ouest du lac de Tibériade. Cette ville aussi est un carrefour ou s’entrecroisent les grandes artères de  communication  du Moyen Orient de l’époque et par lesquelles transitent en continuation les marchandises et les armées romaines. C’est dans cette diversité, dans ce melting-pot de religions, de cultures et de races, que  le Seigneur va à la rencontre  de  chacun.


 L'appel personnel qu'il adresse aux apôtres en est le signe. Il s'adresse à tous, sans aucune distinction, et ce fait déjà nous donne à réfléchir, puisqu’il est dit dans un texte de l’évangile qu’il guérissait toute maladie et toute infirmité qui se présentaient à lui. La diversité, la foule, les différences, la multiplicité des cultures et des religions ne dérange pas, ne font pas peur au Seigneur. Il est envoyé à tous, pour rejoindre chacun. Et il peut rejoindre chacun malgré ses différences. Ce détail du comportement du Seigneur pourrait déjà  constituer matière à une longue réflexion sur certaines doctrines en circulation dans le magistère officiel catholique qui voudraient  faire croire aux chrétiens qu’en dehors de l’Église catholique personne ne peut se sauver. Mais cela est une question que nous n’avons pas le temps de traiter maintenant. Nous disions donc qu’en Galilée Jésus  cherche à rejoindre chacun  dans sa différence.   Et où rejoint-il chacun ?


 Il nous rejoint évidemment et avant tout dans nos souffrances, dans nos maladies, dans nos faiblesses, dans nos épreuves, dans nos blessures et jusque dans nos morts. Que de fois l’avons-nous entendu dire :«Ce ne sont pas le sains, mais les malades qui ont besoin du médecin … je ne suis pas venu  pour les justes, mais pour les pécheurs….je suis venu chercher la brebis égarée, prendre soin du samaritain  battu et abandonné  sur le bord de la route  …. . ».  En d’autres mots, le Maître de Nazareth semble nous dire : « Ce sont les personnes égarées, laissées pour compte, stigmatisée, cataloguées  par la société « bien » qui m’intéressent : les canailles, les escrocs,  les fripouilles, les publicains modernes, les prostituées, les homosexuels, les couples  séparés, les divorcés remariés, les femmes qui, les larmes aux yeux et  la mort dans l’âme, se font avorter ;  les gens que les circonstances de la vie obligent souvent à prendre des décisions qui ne sont pas conformes à la morale établie, parce qu’ils  ne peuvent pas faire autrement s’ils veulent continuer  à  avoir une vie moindrement acceptable…Ceux  qui sont dans le manque, ceux  qui pleurent, ceux qui sont persécutés, insultés, battus et combattus parce qu’ils cherchent et veulent un monde différent, plus juste, plus fraternel, plus pacifique, voilà ceux qui sont mes  bienheureux…. Ce sont  ceux-qui ont besoin d’amour, d’attention, de compréhension, de valorisation, d’espérance, d’une nouvelle orientation, d’un nouveau souffle… voilà ceux  qui ont besoin  de moi. C’est pour eux que je suis là. »


 Mais le Seigneur nous rejoint aussi et je dirais surtout au cœur de notre vie quotidienne. Le Seigneur ne s'intéresse pas au passé, en tout cas il lui offre son pardon, le Seigneur ne veut pas que nous soyons trop tournés vers l'avenir, car cela lui appartient, en tout cas il ne veut pas le faire connaître. Le Seigneur ne connaît que le présent et il nous veut dans le présent. C’est « aujourd’hui », maintenant, en ce moment qu’il veut  nous rencontrer. C’est aujourd’hui  que son royaume doit se réaliser en nous et autour de nous. C’est aujourd’hui que nous devons changer de route,  nous ouvrir à sa parole, nous laisser  affecter et  envahir par la force et la nouveauté de son Esprit. C’est aujourd’hui que nous devons nous libérer des entraves qui nous empêchent  de l’écouter et de le suivre. Pierre, Jacques, Jean et André sont en train de travailler lorsque le Seigneur les rejoint. C'est au cœur de nos vocations propres que le Seigneur nous touche et nous rejoint. Et c'est cela  le sens de l'appel à la conversion qui retentit si souvent sur la bouche de Jésus : « Convertissez-vous car le royaume de Dieu est tout proche ». Jésus appelle « Royaume de Dieu » ce monde nouveau que ses disciples  doivent  réaliser à travers leur engagement dans les réalités  terrestres.


  Cette proximité du Royaume n'est pas d'abord une proximité dans le temps ou dans l’espace, mais  une proximité dans ce que nous vivons. Le royaume de Dieu est tout proche parce que sa réalisation  ne dépend que de nous: de  la volonté, du  désir, de la promptitude, de la vitesse que nous y mettrons pour le construire dans le  quotidien  de nos vies. Je construis le « Royaume » quand dans ma famille, dans mon travail, dans ma profession, sur la rue, dans le métro, à l’école,  à la piscine… je souris, je suis gentil, je suis à l’écoute, je suis attentif, je suis délicat, accueillant, je sais faire un compliment….C’est ainsi  que  l’autre est sauvé par moi:  car à travers mon comportement  je lui signifie  que je l’ai remarqué, que j’apprécie qu’il soit là, qu’il existe, qu’il soit ce qu’il est;  je lui fais sentir que le monde est plus beau et plus riche à cause de sa présence;  qu’il mérite donc de vivre et d’être heureux, car son existence est pleine de sens et  porteuse de bonheur ; je lui dis que je serais heureux de voir une  fleur comme la sienne pousser dans mon jardin.

 Le Royaume de Dieu est proche donc quand  j’aime, je supporte, je suis tolérant, sympathique,  je donne, je pardonne, j’aide, je partage… en un mot, lorsque je fais en sorte que le monde soit meilleur, plus agréable  autour de moi et qu’ autour de  moi les  personnes se sentent  un peu plus heureuses,  parce qu’elles ont l’impression que  ce monde, abruti et enlaidi  par la  noirceur de l’avidité et de l’égoïsme humain, est maintenant éclairé par une lumière divine : « Le peuple qui habitait dans les ténèbres  a vu se lever une grande lumière ». 

 MB

Pour 3e dimanche du temps ordinaire, A

LE "PÉCHÉ" ? C'EST QUOI ÇA ?


CELUI QUI PEUT NOUS PLONGER DANS UN BON ESPRIT


L’Évangile  nous raconte le témoignage d'un certain Jean le Baptiseur (ou Jean le Baptiste) qui, voyant  venir Jésus, le présente aux gens qui l'entourent  par ces mots:«Voici l’agneau de Dieu  venu enlever le "péché" qui se trouve dans le monde!» L'appellatif d'agneau est une référence évidente à l’agneau pascal consommé par  les hébreux à Pâques en mémoire de leur libération de l’esclavage d’Égypte. Selon la légende biblique, le sang d’un agneau  avec lequel les hébreux  avaient marqué  les  portes de  leurs maisons, les sauva de l’ange exterminateur envoyé par Dieu pour frapper les enfants aînés des égyptiens. Depuis ce temps, à Pâques, chaque famille juive tue et mange un agneau en souvenir de cet événement et en signe de reconnaissance pour la libération obtenue. Dans la pensée et la culture religieuse juive du temps de Jésus, l’agneau, et surtout le sang de l’agneau, étaient devenus un symbole de libération et de liberté et préconisaient  cette autre libération que le futur Messie aurait accompli  lors de sa venue imminente.


En pointant  Jésus comme  l’agneau de Dieu,  Jean le Baptiseur veut, de toute évidence, présenter Jésus comme celui qui accomplit et réalise la libération  contenue dans la symboliques de l’agneau pascal. Il reconnait en Jésus celui qui libère, c’est à dire, le messie attendu, celui qui, par sa vie donnée et son sang répandu,  sèmera dans notre terre et dans notre  humanité les germes d’une liberté possible et accessible à tous ceux et celles qui auront les portes de leur demeure marquée par le signe de l’agneau. Une claire  allusion  au mystère de la foi chrétienne et du  baptême chrétien  par lesquels les croyants ont été marqués à tout jamais comme  disciples du Seigneur.


Jean le baptiseur  indique Jésus comme l’agneau qui enlève le péché du monde. Si le mot  «péché» dans notre culture moderne, laïque et sécularisée, sent  le vieux, le périmé,  l’indigeste, toutefois les phénomènes et les faits  que ce terme démodé indique, sont bien réels. Ce terme archaïque indique  tout ce qui dans l’homme l’empêche de s’accomplir comme personne, de s’épanouir et d’être heureux. Il indique alors tout ce qui dans l’homme est  cause de mal et de souffrance pour lui et pour la société. Il indique tout ce qui est source de désordre, d’aliénation, d’égarement, de division, de peur et de souffrance.  Il indique tout ce qui, en l’être humain et en notre monde,  mène vers sa faillite et sa  perte. Le péché est ce qu’Albert Camus décrit comme ce  « nœud de vipère» que chacun de nous entretient et nourrit à l’intérieur de lui même. Le péché est ce que les Évangiles appellent  «les mauvais esprits» qui hantent et harassent les personnes et contre lesquels Jésus a lutté tout  au long de sa vie. Le péché est ce que la théologie et la culture  religieuse juive et chrétienne ont personnifié dans les démons, les diables, les  Satan qui gonflent notre ego, nourrissent nos appétits et notre cupidité, suffoquent en nous la capacité de la gratuité et du don (de nous-mêmes et de l’amour désintéressé…)  et qui  bien souvent transforment notre vie  en un enfer de solitude, d’égoïsme, d’indifférence,  de haine et de violence. Ce «péché»,  ces «démons»,  s’ils ne sont pas dépistés et pourchassé , finissent  toujours par nous perdre ou par transformer nos vies en des terribles gâchis.


Et ne pensons pas, nous qui sommes ici, nous qui sommes de bons chrétiens pratiquants, qui venons à la Messe chaque dimanche et qui communions au Corps eucharistique du Seigneur, ne pensons pas d’être totalement libérés du péché et que nous ne sommes pas hantés par les démons et les mauvais esprits. Nous sommes tous porteurs de mauvais esprits. Le NT nous le confirme en toutes lettres:« Si nous disons : " Nous n'avons pas de péché ", nous nous abusons, la vérité n'est pas en nous. Si nous disons : " Nous n'avons pas péché ", nous faisons de Jésus un menteur, et sa parole n'est pas en nous. (1Jean 1,8-10) et Jésus nous le confirme à son tour: «Que celui qui se croit sans péché, lance la première pierre». Il suffit de regarder en nous avec un œil humble, honnête et objectif pour  découvrir la vérité de ces paroles.


Si vraiment Jésus est celui qui vient ôter ce «péché», voilà qu’il est  nécessairement proclamé ici comme celui qui a le pouvoir de nous sauver, nous, notre humanité et notre monde, et de nous sauver dans le sens le plus complet et le plus réel du terme. Les évangiles ne sont que le récit de cette lutte incessante de Jésus contre  ces esprits  mauvais qui nous tourmentent  et qui cherchent à nous détruire.


Jésus possède le pourvoir de les chasser et de nous en libérer, parce qu’il possède, lui, le bon esprit, un esprit sain et saint, un esprit qui n’est pas le produit d’un cœur endurci, égoïste, détérioré, perverti, mais un esprit qui est le produit de Dieu lui-même. Il possède un Esprit qui lui vient de Dieu, donc un esprit qui peut être qualifié de « saint »   et qui, passé en nous, constitue le médicament divin  qui produit le miracle de notre guérison, de notre libération et de notre salut.

C’est cela que Jean le Baptiseur veut signifier lorsqu’il s’exclame à propos de Jésus: « J’ai vu l’Esprit descendre du ciel… et demeurer sur lui…. Celui qui m’a envoyé baptiser dans l’eau m’a dit: l’Homme sur qui tu verras l’Esprit descendre du ciel et demeurer  sur lui , c’est celui qui a le pouvoir de plonger les hommes dans l’ Esprit bon et saint qui pourra les guérir de l’intérieur et les transformer en des êtres meilleurs.»

Il est évident que si nous voulons être libéré du «péché» il faudra remplacer nos esprits mauvais par l’esprit bon et sain de Jésus ; esprit qui pourra être transfusé en nous, si dans une attitude de foi et de confiance,  nous serons capables de nous attacher a Lui et de le choisir toujours et à nouveau comme notre guide, notre model et notre Maître.


Alors seulement nous constaterons qu’il est aussi et véritablement notre Sauveur.


BM




LE CRI DU PROPHÈTE DE NAZARETH

UNE ENERGIE  DIVINE QUI CHERCHE A TRANSFORMER  LE MONDE

Voilà la Bonne Nouvelle du Maitre de Nazareth: l’Esprit de Dieu est dans le monde; le Jour où Dieu se manifeste est arrivé; « le Règne de Dieu est tout proche, littéralement, «il s‘est approché». «Règne de Dieu»: expression incompréhensible  pour nous, mais qui veut dire: Dieu a un plan sur vous, sur votre vie, et sur l’histoire du monde et de l’humanité et il veut le réaliser; et c’est maintenant qu’il l’accomplit. C’est  maintenant  que cela se passe.  Les signes de cette activité de Dieu sont là; il faut seulement être capable de les apercevoir, de les reconnaitre. Voyez, au-dessus de Jésus sortant des eaux du Jourdain, les cieux se sont déchirés : le ciel communique  avec la terre. Regardez autour de vous : les aveugles voient, les sourds entendent, les paralysés marchent, les courbés se redressent …ceux qui étaient morts reprennent  vie  n’est-ce pas là une bonne nouvelle pour tous les pauvres, les sans  droit, les exclus, les opprimés, les souffrants  de la terre ?  

 
Cette conversion  à laquelle  toute la prédication de Jésus ne cesse  de nous convier, est surtout et avant tout  un revirement dans  notre forme de  voir, de vivre et de penser à cause de l’annonce de «la bonne nouvelle»  de la présence  de l’Esprit  de Dieu dans notre monde. C’est une nouvelle extraordinaire! L’esprit de Dieu imprègne le monde et l’univers… À travers l’opacité  apparente de la réalité matérielle, Dieu  veut se frayer un chemin jusqu’à nous. Son Esprit  veut  contacter le nôtre.  Dieu veut nous saisir,  nous ouvrir  les  yeux,  pour que nous devenions capables d’apercevoir et de sentir sa présence. Cela suppose un changement d’attitudes, de dispositions intérieures, un changement dans notre façon de voir le monde et de porter attention à la réalité qui nous entoure. Cette conversion  requiert la capacité de changer la direction de notre regard, aussi bien que le contenu de notre attention,  de nos intérêts,  de nos attraits … afin de devenir sensibles à une autre dimension de la réalité,  à une forme de Présence; afin de découvrir que tout  est révélation de Dieu ; que tout est manifestation de beauté ; que tout est expression d’une vérité qui cherche à se faire connaitre; que tout est  effusion  d’un  amour  qui cherche à  se communiquer, à féconder le monde, à établir des liens, à  susciter des relations;  à créer  de l’harmonie, à faire résonner dans notre monde l’admirable symphonie  de l’unité dans la variété et  la multiplicité des différences.



 Lorsque  Jésus nous  annonce que le Royaume de Dieu est  tout proche de nous, c’est cela qu’il veut dire : Dieu règne partout, Il est partout;   il constitue la trame de  toute  la réalité ; il est source d’être et de vie; il est ta réalité la plus profonde et la plus ultime de ta personne; il est celui qui  te génère continuellement  et tu es continuellement  soutenu  par la force de cet Amour. Il est Présence, Esprit, Force, Énergie, Grâce  qui cherchent continuellement  à  redresser et à assainir  ce monde,  en le libérant  de ses maux,  en pansant ses plaies  et en guérissant  ses  blessures.

 La bonne nouvelle est alors l’annonce que notre existence humaine  est posée entre le mains de Dieu et qu’elle n’est donc pas le fruit du hasard,  mais le résultat d’innombrables casualités, connexions et relations menées par une sagesse amoureuse que n’est finalement  à  l’œuvre que pour produire notre guérison, notre transformation, notre transfiguration, notre accomplissement et notre bonheur. C’est ça  la bonne nouvelle du salut !!!!

Cette conversion est nécessairement  la conséquence de l’écoute de la bonne nouvelle. Et c’est pour cela que dans les évangiles l’annonce de la bonne nouvelle  de la présence du Royaume de Dieu  et la conversion  vont toujours ensemble, car il n’y a pas d’écoute réelle sans inversion de marche, changement, bouleversement , transformation,  nouvelle orientation dans la vie de celui et celle qui  écoute. L’annonce de la bonne nouvelle constitue donc pour ceux qui l’écoutent  un appel  et une invitation pressante à lâcher prise,  à abandonner  la pèche de tout ce que nous considérons si nécessaire à la satisfaction de nos besoins; à reconsidérer  nos attaches; un appel  à nous délester de nos apparentes sécurités constituées par la famille,  la maison , la barque et nos  filets.

  MB